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Morto da mesi o sequestrato? Mistero polacco

Situazione nebulosa su un imprenditore che viveva all'estero da 25 anni. Moglie e figlia hanno ricevuto un certificato di morte, poi una strana visita

GROSSETO — Un imprenditore grossetano di 76 anni, Giuseppe Niccolini, è al centro di un mistero. L'uomo, secondo un certificato di morte arrivato alla famiglia in Italia (cioè alla moglie, da cui era separato, e alla figlia) è deceduto ad ottobre in Polonia, dove viveva e lavorava da 25 anni. Il documento sarebbe stato inviato alla famiglia dal figlio avuto dall'uomo in Polonia. 

La vicenda, che è riportata dal Tirreno, ha avuto poi uno sviluppo qualche giorno fa: una persona che ha detto di venire dalla Polonia, avrebbe fatto visita alla moglie e alla figlia facendo sapere che l'imprenditore non era morto ma tenuto prigioniero, seppur parecchio malato, nella propria abitazione. La persona, prima di sparire, avrebbe detto alle due donne di recarsi in Polonia per salvare l'anziano.

Le due hanno intanto sporto denuncia alla polizia. La figlia, alcune settimane fa, aveva ricevuto una foto della tomba del padre senza tuttavia un'indicazione precisa del cimitero in cui sarebbe sepolto.

Un'altra anomalia riguarda il certificato di morte. Si apprende che c'era scritto che l'uomo era divorziato, mentre invece era solo separato. La moglie e la figlia non sono riuscite ad avere la cartella clinica dell'imprenditore.

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